FINESTRA N°1

Ciao Ilaria, come stai?

Affollata direi: al momento convivo con una bimba sperduta, in costante dipendenza affettiva, un’adolescente incazzata e molesta, una vedova depressa e ormonata, una gatta geriatrica e un tenero ed egocentrico airedale terrier.

Capisco.

Sono in terapia, all’incirca dal marzo del 1986, avevo 3 anni e consapevolezza in via di definizione. Già proprio così. E se è vero che le fate nascono dalla risata di un bambino, la mia quando venne fuori, sono certa mi abbia chiesto se ero proprio convinta di volermela giocare così, iniziando in quel modo questa storia, perché diciamolo…non ci sarebbe stato proprio un cazzo da ridere! La neuro plasticità del mio cervello di certo ringrazia per tutte queste opportunità e occasioni della vita per modificarsi, adattarsi e persino riorganizzarsi, creando nuove connessioni neurali in risposta all'esperienza, all'apprendimento e agli stimoli ambientali… ma anche NO!

Credo sin da allora di essere sempre stata una vera spina nel culo di terapeuta per me stessa e tutto questo è stato davvero DEVASTANTE.

I percorsi di terapia diciamolo sono tutt'altro che rassicuranti e noi stessi in questo senso, siamo la landa più inesplorata di sempre.

Ma se c’è un posto che vale la pena visitare ed esplorare per davvero forse siamo proprio noi e senza troppe psicocazzate e spiritualità patinate,  sono anche convinta che solo lì si possa generare un profondo cambiamento di ciò che ci circonda.

Ma se mi guardo intorno, vedo un sacco di anime spezzate, adulti male integrati (io per prima),  e mantenersi portatori sani di follie, non è un cazzo facile. Già, perché alla fine le bollette vanno pagate, il lavoro non sempre è quello dei tuoi sogni e la vita fa il cazzo che le pare, SEMPRE ed è tanto bello raccontarsi di voli e tracce e raccolte di sassi… ma questo mondo poi, tira sempre fuori l’esteta che è in noi: bella presenza modi pacati, mai sopra le righe e la bimba sperduta torna a giocare tutta sola nella sua stanzetta. Mi chiedo davvero per chi sacrifichiamo tutto questo? Per chi releghiamo quella bimba in camera sua? Soldi, successo, potere, rispetto? Controllo? Immagine? Non lo so, so che poi un bel giorno ti svegli hai 54 anni e muori e… finita la storia.

Diciamolo, restare fedele alla bimba sperduta, all’adolescente incazzata non è facile per niente perché poi è la vedova depressa che tiene in piedi la baracca, si alza alle cinque per riassettare casa e piscia di gatto, merda di cane e pappe varie e lavati, colazione (pasto più importante della giornata, mi raccomando) lavoro, lavatrice e fai la spesa paga bollette, macchina gomme, pellet, su e giù, cucina fai esercizio e la vita sociale…e fanculo! Vorrei solo sentirmi stretta, da quelle braccia, ah no forse quella è la bimba sperduta e in carenza d’affetto, ma fanculo, ne ho bisogno uguale pure io, cazzo!

E arriva la notte e proviamo a stringerci un pò di più e sperare che domani andrà meglio. Ma non stasera e provo a stringermi a quell’airedale che vive in attesa, sempre in attesa del mio ritorno e con un tale entusiasmo, solo per portarmi quella balena stracciata e sbavata, solo per sdraiarsi accanto a me sul divano e dirmi: “Vai bene così, fragile rotto, magro grasso, io ti amo così, sempre, ogni giorno; se ridi se piangi se mi porti, se non mi porti a passeggio (si però questo fine settimana vedi di alzare il culo e portarmi o ti mozzico). Non mi interessa dei tuoi scazzi giornalieri, di quello che hai passato in questa giornata, di grande e bello o terribile. Non so delle bollette da pagare del mutuo, dei tuoi incontri e scontri, no so quanti soldi hai (ma vedi di averne abbastanza per la mia costosissima pappa) ma sono qui. Sono qui, bello e scompigliato. Non mi vesto, non mi preparo, non mi agghindo, non mi pettino (lo fai tu e vedi di piantarla) sono arruffato e con qualche caterla (= tarzanello di cacca) nel culetto, se non fossi tu a togliermelo, pure quello. Ma sono qui, per raccoglierti così come stai, scomposta frantumata e oggi decisamente spezzata”.

 

"Chi ha davvero conosciuto la fame, non spreca una carezza.

Chi ha marciato nel fango, non ride di chi inciampa". 

(Francesco Fiorillo)


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