FINESTRA N°10

Zampe che non fanno rumore, addio Triskell...

"Vieni qui piccolina,sei rimasta incastrata? Non ti preoccupare va tutto bene, non ti preoccupare, va tutto bene sono qui, sono qui con te".

Nella penombra di una stanza, presi delicatamente quel kg scarso di gatto tigrato lo misi dentro la felpa di pile, iniziai a cantare, quella nenia d'Africa.

Thula, Thula mama, Thula, Thula mama
Thula, Thula mama, Thula Thula Thula
Thula, Thula mama, Thula, Thula mama
Thula, Thula mama babu samtata
Samtata, sambakeyah keya, wasu kay wa,
Baba watu, ay babu samtata
Samtata, sambakeyah keya, wasu kay wa,
Baba watu, ay babu tula tula

Era sempre stata di taglia più piccola rispetto alla media. Nata minuta, allattata da un tenero papà, che si faceva nido la canotta pur di vederla finalmente addormentata. Così perfetta nella sua natura, dipinta in ogni striatura, anche adesso, seppur così fragile, scomposta nel suo essere così...disorientata, misera, fragile. Quante volte quei due erano rimasti ad ammirarle il mantello, stropicciarle i baffi. Adottarla, il primo atto d'amore a due. Lei a renderli famiglia. Per quanti gattini poi si era fatta madre e dondolo e ciambella: Semola, Ulisse; appena varcavano la soglia di casa si faceva tana, l'unica che realmente sapesse cosa fare. E giocava a "Fufu'" la versione del nascondino felino, solo con il suo papà ovviamente, che si nascondeva, dietro le tende e le porte per farsi cercare. Giocava il gioco e quando lo trovava nascosto, lui le diceva forte: "Fufu'! e lei scappava correndo di lato, tubolando di gioia per aver trovato il suo papà. Lui le piegava le orecchie, somigliava al maestro Jedi diceva e gattolava a suon di valzer. Era chiacchierona, aveva da dire sempre la sua, rispondeva a tono...ultimamente anche al telefono, nelle sedute, reclamava il suo posto, accellerava presenza, forse già sapeva.

"Stasera qui piccola mia ci sono solo più io e per quanto questo ultimo anno e mezzo tu sia stata anche parecchio ingombrante e fastidiosa, eri vita, compagnia, calore, coccole...che nel vuoto delle notti diventava comunque presenza. So che cercavi solo l'odore del tuo papà, forse traspira ancora dalla mia pelle e tu lo sentivi. Stasera ti tengo in fascia piccola mia, mi faccio madre del portare, come donna africana, silenziosa. Questo so di averlo sempre saputo fare. Chiudo gli occhi".

Ci ritroviamo
Ci ritroviamo...Maestra, Sorella
Ancora sul pavimento?
Sto imparando ad esplorare tutti quelli di casa, alcuni offrono prospettive interessanti, in altri ancora non so stare ma a volte, certi giorni, hanno bisogno di radicarsi, trovare radici...oggi è uno di quelli.
Non hai paura di me
No
Non era una domanda
In questo ultimo anno e mezzo ci siamo incontrate spesso. Non so come, ma trovo quiete alla tua presenza.
Ti ho scelta lo sai, come tua nonna e tua madre...
Lo so
Hai timore di lasciare andare eppure sei maestra, ti ho scelta per il compito più arduo.
Già ancora non lo capisco ma sto imparando che il dolore va accompagnato, attraversato...solo così può essere accolto davvero. Alcuni dolori sapremo lasciarli andare, altri ci resteranno accanto, a misura dell'amore che è stato.
Sai pronunciarli?
Fabbiano
Indiana
Natale
...e ora...
Mi hai chiesto di accompagnare molte vite in questi ultimi anni, mi sento stanca. Ma ho imparato a chiamarli per nome, ad alta voce di tanto in tanto.
I morti bisogna nominarli ad alta voce di tanto in tanto
Sai, è dolce arrendersi alla tua presenza.
Arrendersi?
Sì arrendersi. Questo mondo non si arrende mai: nel lavoro, nelle relazioni, nelle fatiche, alla tristezza, alle proprie paure e fragilità, alla propria impotenza...meno che mai al dolore, è sempre in guerra questo mondo, trattiene tutto e il dolore, più di tutto va evitato, accelerato, anestetizzato. Ma perché la guerra finisca qualcuno si deve arrendere.
Spiegami
Arrendersi, a-rendere, restituire qualcosa...qualcosa che abbiamo avuto solo in prestito, per un pò.
È dolce arrendersi a Te, è risolutezza è la porta della tenerezza. È sapere che possiamo arrivare fino ad un certo punto, siamo responsabili solo di quel piccolo pezzo di strada che ci è stato affidato. Tu mi ricordi qual' è il mio posto. Accanto alle cose che contano, in questo mondo: concedersi al dolore come misura di un amore.
È così. Sai dire il suo nome adesso?
...Triskell. Portala dal suo papà.
E tu?
Vado a fare una passeggiata con Arsen adesso, mi aspetta. Prenderò per mano anche questo dolore, finché avrà bisogno di me, cercherò di averne cura. Grazie, abbi cura di tutti loro.
Grazie a Te, Ilaria (Saumya)



Commenti

  1. Quanta tenerezza e profondità nelle tue parole Ilaria, con quanta consapevolezza e forza sai attraversare ed abbracciare la tua vita! Sei dono grande! Sei amore! Ti abbraccio forte e ti sono accanto. Erica

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  2. Parole piene di amore e consapevolezza, tenere,, amorevoli che solo un animo sensibile come il tuo sa pronunciare. Un gande è forte abbraccio! ❤️Grazia

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