FINESTRA N°6

Chimalis - uccello azzurro - ghiandaia del mattino

La stufa carica di legna, così stipata avrebbe durato; il bollitore di acqua già pronto sul gas spento. Tornata a casa avrei trovato  il fuoco ancora acceso e il tepore ideale per accogliere un ritorno, di fronte a una tazza fumante di tè. Giaccavento, cappello di cuoio a falde ampie per la pioggia, scarponcini e lo zaino: alcuni effetti personali, una borraccia d’acqua, alcune mandorle e un po’ di frutta, il coltello. Le gocce di pioggia scendevano leggere ma incessanti. Presi la strada del bosco. Solo il ticchettare sul cappello, quel suono ovattato e ritmico. Il sentiero iniziò a inerpicarsi, il cuore tamburellava forte. Sotto gli scarponi un tappeto di foglie dei colori autunnali: giallo, rosso, arancione e tutte le sfumature di marrone e terra, madre terra;  ricci di castagna e ghiande, noci, legni a scricchiolare sotto i passi. Mi aveva insegnato a riconoscere le tracce, i passaggi, le esplorazioni degli abitanti del bosco; mi accucciavo ad osservarle di tanto in tanto, per poi ripartire, grata e ospite in quel tempio di bosco. I cespugli di rosa canina mi catturavano lo sguardo, raccolsi alcune bacche,  il mio “incontro” avrebbe gradito. Tutto nel bosco si lasciava attraversare, tutti trovavano spazio e  senso nel grande cerchio naturale. Gli alberi più grandi, i giganti svettavano alti a protezione di tutti; i medi si misuravano in pazienza attendendo di farsi spazio e luce un giorno e nel fitto sottobosco i molti sarebbero diventati pochi solo i resilienti sarebbero rimasti infatti, garantendo però speranza e futuro, al bosco intero. Di lontano sentii  quella melodia, dai toni caldi, come trama di un telaio, risuonava in armonia con il tutto, chiusi gli occhi il profumo di resina e un bacio di bosco si posò sulle labbra. Compostamente seduto, ai piedi della grande quercia mi attendeva.

Ciao Ilaria. Finalmente! Ce ne hai messo ad arrivare. Ti aspettavo.

Chimalis (lo abbracciai forte). Sì  lo so, avevo in mente di venire qui da giorni ma poi…mi sono persa.

Perdersi è la chiave o forse hai solo zigzagato un po’.

Zigzagato?! Come conosci questa parola?

Sarai mica ferma allo stereotipo dell’indiano che parla: “Tu Ilaria bene venuta qui da me, indiano amico?”.

Effettivamente lo pensavo sì, perdonami.

Se tu volere io parlare così, me maxima bene per te?

No.  (così mi sembri la brutta copia di Jar Jar Binks – pensai)

Sono felice tu sia qui Ilaria.

Anche io Chimalis, queste bacche sono per te, so che ne prepari un unguento antinfiammatorio portentoso.

Che sorriso meraviglioso hai, vedo la tua luce. E’ da molto tempo che non vieni a trovarmi, hai dimenticato il suono della mia voce?

Hai ragione, aspetto, aspetto, aspetto... Penso sempre di resistere un altro po’ prima di non farcela davvero più. E’ così prezioso per me il nostro incontro.

Non aspettare più, così tanto, mi sei mancata troppo amica mia.

Chimalis siamo parte della stessa anima io e te, lo sento, da sempre. Come sta la tua tribù, la tua famiglia?

Sta bene, ma sai che siamo rimasti in pochi.

Lo so. Credo che presto arriverà il tempo per raggiungere la tua terra di un tempo e ripercorrere le vostre antiche tracce proprio laggiù ad Haida Gwaii  nella lontana  Columbia Britannica. Vorrei tanto fare quel viaggio, dal Canada fino  all'area sud-orientale dell'Alaska.

Sai che laggiù troverai casa.

Lo so, lo sento.

Vedo che lo porti ancora!?

Ancora? Sempre. Sai quanto è prezioso per me il tuo dono.

Lo so. Eri una giovane guerriera quando preparai il tuo primo sacchetto medicina. Ma ho avuto una visione potente e ho preparato questo per te ora.

- L’indiano prese dalla tasca di pelle legata in vita un piccolo borsellino di cuoio scuro, con semplici frange e una perla a chiusura dello stesso. Glielo mise al collo –

Conosci questo potente strumento di guarigione Ilaria ti sarà a protezione lungo il viaggio. Sei una creatura speciale. Ho scelto per te alcuni oggetti da mettere al suo interno, non sono oggetti qualsiasi, ma frammenti di vita, simboli di potere e protezione che raccontano e custodiscono la tua storia, le ferite. Questi oggetti aprono porte e sguardi, proteggono i respiri. Portalo vicino al cuore è un’estensione della tua anima.

Chimalis…uccello azzurro, ghiandaia del mattino, mio Maestro, non so esprimere la gratitudine che sento.

Lo stai già facendo, la vedo, la sento.

E’ ancora magnifico quel tatuaggio che porti sul braccio. Hai impresso nelle sue forme la forza del mio popolo: costruttore di maestose canoe e grandi totem. Uniti a proteggere gli elementi tutti, nei clan dell'Aquila e del Corvo.

Chimalis parla ancora, ricordami, metti parola a questa immagine che mi catturo’ anni fa in maniera inspiegabile, come visione potente. Anche Fabbiano ne aveva uno sulla spalla, era un colibrì. Mi manca la vista di quella sua scapola tatuata.

Il colibrì, messaggero di gioia e speranza, guarigione e rinnovamento, resilienza e perseveranza…

Sì, rivedo lui nelle tue parole.

Tu porti invece il corvo: il messaggero tra il mondo fisico e spirituale, simbolo di magia, trasformazione. E l'Aquila:  la visione spirituale; la connessione tra il mondo terreno e quello celeste, nonché la ricerca della verità e della chiarezza.  Infine la balena: lo spirito del mare, i legami familiari, ponte spirituale che accompagna le anime nel mondo degli spiriti dopo la morte. Il colore nero è la notte, il mistero, il lutto e la spiritualità. Rappresenta gli spiriti e gli antenati che ti sono accanto.

Questo tatuaggio mi parla più oggi di ieri.

E’ così, non è un caso, ti avrebbe guidata.

Ilaria, so che è arrivato un nome importante per te.

Sì.

Ho avuto visione anche di questo e ho preparato questo proprio per te. Sai che i sacchetti medicina non vengono donati a chiunque da noi nativi della tribù Haida. Sono un piccolo universo spirituale, il tuo talismano personale che ti accompagnerà ovunque lungo la strada, non è da mostrare a chiunque. E’ personale, segreto e il suo valore non sta negli oggetti contenuti, ma nella relazione sacra con essi. Portarlo significa ricordare ogni giorno l’unione tra te e gli spiriti guida, la terra e gli antenati. Ma questo viene a te per un compito speciale.

Lo so Chimalis.

È tempo di essere ciò per cui sei nata. Scegli e racchiudi gli elementi con profonda cura.

Chimalis come saprò a chi? Quando?

Crea il tuo spazio sacro, scegli i simboli che parlano alla tua anima e usalo come fonte di forza nei momenti di difficoltà.

Chimalis, amico mio, ti rivedrò?

Sempre. Ricorda:

“Ho imparato a essere felice là dove sono,
ho imparato che ogni momento,
di ogni singolo giorno,
racchiude tutta la gioia, tutta la pace,
tutti i fili di quella trama che chiamiamo vita.
Il significato è riposto in ogni istante,
non c’è un altro modo per trovarlo,
percepiamo solo e soltanto
ciò che permettiamo a noi stessi di percepire
tutti i giorni, un istante dopo l’altro* ”.

Fa buon ritorno amica mia.

Maestro, fratello la terra ti sia lieve sempre.


* (Giorgio Bonati)

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